IO E MODì

Livorno, luglio 1984. Per il centenario della nascita di Amedeo Modigliani, il Comune decide di far dragare il Fosso Reale inseguendo la leggenda secondo la quale il giovane artista livornese avrebbe gettato lì alcune sue sculture. Francesco, Pietro, Michele (detto “Poldino”) e Michele (detto “Geno”) hanno diciannove anni, un’estate davanti e nessuna intenzione di diventare adulti troppo in fretta. Decidono di scolpire una testa in pietra serena e scagliarla di notte nel fosso sperando che la draga possa ripescarla. Pensano a una burla destinata a durare poche ore e invece la testa viene ritrovata, riconosciuta come autentica, esposta e celebrata da molti esperti italiani. Da quel momento i ragazzi si troveranno al centro di un’incredibile vicenda internazionale, tra accuse, politica, mass media e misteri ancora oggi non del tutto chiariti. A oltre quarant’anni di distanza, uno dei protagonisti della storica beffa, Pier Francesco Ferrucci, ricostruisce quell’avventura in prima persona e la ricorda come il gesto irripetibile di una giovinezza che stava finendo. Cosicché si possa finalmente dire mettiamoci una pietra sopra.